Operazione alle emorroidi e rischio di incontinenza

15 Mag 2026

“Dottore, se faccio l’operazione alle emorroidi rischio di diventare incontinente?”

È una delle domande che mi vengono rivolte più spesso dai pazienti che devono affrontare un intervento per la malattia emorroidaria. Ed è una domanda comprensibile, perché riguarda un aspetto molto delicato della qualità della vita: la continenza.

Prima di tutto è importante chiarire un punto: le emorroidi non sono “qualcosa di inutile” da eliminare. Sono cuscinetti vascolari normalmente presenti nel canale anale e partecipano, insieme ad altre strutture anatomiche, al delicato meccanismo della continenza. Si parla di malattia emorroidaria solo quando questi cuscinetti aumentano di volume, sanguinano, prolassano o causano dolore, fastidio, prurito e altri sintomi.

Proprio per questo, la chirurgia deve essere sempre preceduta da una valutazione accurata. Non tutti i pazienti hanno bisogno dello stesso trattamento e non tutte le emorroidi devono essere operate. Nei casi iniziali, spesso, si può intervenire con terapie conservative, correzione della stipsi, miglioramento delle abitudini evacuative o trattamenti ambulatoriali. Nei casi più avanzati, invece, l’intervento può diventare la scelta più efficace.

Il rischio di incontinenza dopo un intervento per emorroidi esiste? In medicina non si può mai parlare di rischio zero. Tuttavia, quando l’intervento è indicato correttamente, pianificato con attenzione ed eseguito con tecnica adeguata, il rischio di una vera incontinenza è raro.

Molto più frequentemente, nel periodo successivo all’intervento, il paziente può avvertire sensazioni temporanee come urgenza evacuativa, piccolo fastidio locale, difficoltà a distinguere bene gas e feci o minime perdite di muco. Si tratta di disturbi che, nella maggior parte dei casi, tendono a migliorare con la guarigione dei tessuti e con il corretto decorso post-operatorio.

La continenza, infatti, dipende da un sistema complesso: sfinteri, mucosa, cuscinetti emorroidari, sensibilità rettale, tono muscolare e abitudini intestinali. Per questo motivo l’obiettivo del chirurgo non è semplicemente “togliere le emorroidi”, ma risolvere il problema rispettando il più possibile l’anatomia e la funzione dell’ano.

È qui che diventa fondamentale l’esperienza dello specialista. Una visita proctologica consente di capire il grado della malattia, la presenza di eventuali patologie associate, la qualità dello sfintere, i sintomi reali del paziente e il trattamento più indicato: medico, ambulatoriale o chirurgico.

Rimandare la visita per paura dell’intervento, invece, può peggiorare la situazione. Sanguinamento, prolasso, dolore e infiammazione cronica non dovrebbero essere ignorati, anche perché sintomi simili possono talvolta dipendere da altre patologie anorettali che vanno escluse con una diagnosi corretta.

La risposta, quindi, è chiara: l’intervento per emorroidi non deve essere vissuto come una minaccia alla continenza, ma come una procedura da affrontare solo quando davvero necessaria, con la tecnica più adatta al singolo caso e con uno specialista di riferimento.

La paura è comprensibile. Ma la soluzione non è convivere con il problema in silenzio: è parlarne, fare una visita e scegliere il percorso più sicuro e appropriato.

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