VARICI ARTI INFERIORI

In questa pagina vengono affrontate una serie di problematiche legate all’insufficienza venosa degli arti inferiori; si tratta di molteplici disturbi che vengono genericamente attribuiti alle" vene delle gambe".

L’affronto di tale problematica in un sito chirurgico è giustificato dal fatto che l’intervento è spesso parte integrante del programma di trattamento copmplessivo della patologia.

Va comunque precisato subito che per una buona riuscita, in questo caso, è necessario la convergenza di più competenze specialistiche.

Note di anatomia e di fisiologia

Il sistema vascolare del corpo umano è diviso in due grandi comparti: le arterie, dove scorre sangue che si allontana dal cuore per portare ossigeno necessario al mantenimento e alle funzioni dei vari organi,e le vene ,dove il sangue compie un tragitto inverso per essere poi inviato ai polmoni per una nuova ossigenazione.

Occupiamoci ora del sistema venoso degli arti inferiori; qui scorre una grande quantità di sangue che per far ritorno al cuore deve vincere la forza di gravità.Tale funzione è possibile per due sistemi fondamentali di pompa: il cuore, che anche sul versante venoso fa sentire la sua spinta, e i muscoli delle gambe che contraendosi "spremono" le vene, il tutto è favorito da innumerevoli valvole unidirezionali, contenute all’interno delle vene, che impediscono al sangue di refluire all’indietro durante la pausa della spinta cardiaca.

Una breve annotazione va fatta sul sistema di pompa esercitato dai muscoli delle gambe durante la loro contrazione, va da sé che tale funzione è al massimo durante la deambulazione, pertanto la sedentarietà, che la nostra civiltà moderna ci ha consentito, rende meno efficiente tutto il sistema, favorisce il rallentamento del ritorno venoso e pone una delle basi per la patologia varicosa.

La malattia

In primo luogo va sottolineato una certa ereditarietà, vale a dire che le probabilità di questa malattia sono più alte nei famigliari di coloro che ne hanno già sofferto ed in particolare ne è interessato il sesso femminile.

L’incontinenza delle valvole venose è il primo danno che si manifesta da un punto di vista anatomico, questo riguarda principalmente le vene superficiali ed in particolare la vena grande safena che si origina dal malleolo mediale, decorre sulla faccia mediale della gamba e della coscia e si aggetta nella vena femorale profonda a livello della piega inguinale.

Il "ristagno" del sangue nel comparto venoso favorisce la dilatazione delle vene superficiali, questo può essere oggettivamente riscontrato con il reperto di vene varicose a livello di coscia e prevalentemente di gamba.

I sintomi che compaiono sono inizialmente senso di peso,prurito,calore e bruciore.Con il progredire della malattia compaiono edema,gonfiore,macchie scure o brunastre ed infine vere e proprie ulcerazioni, sono queste delle lesioni cutanee che possono guarire ma con grande difficoltà

Quando il quadro assume tali connotazioni si possono verificare anche delle complicanze acute come le flebiti: la vena aumenta di consistenza,con un marcato alone rosso attorno ed è molto dolente.

La diagnosi

La definizione della diagnosi è in primo luogo clinica,vale a dire che occorre l’attenta ricognizione dei sintomi e dei segni che si posono rilevare con l’esame obbiettivo; difronte all’ipotesi di un quadro di insufficienza venosa sarà importante effettuare alcuni approfondimenti strumentali, di questi il più utile è certamente l’ecodoppler.

E’ molto importante tenere presente la notevole variabilità dei quadri clinici; ci sono casi in cui, pur in presenza di varici molto evidenti, la sintimatologia è minima, altri invece dove osserviamo marcati segni di insufficienza e non riscontriamo patologia delle vene.

Sono questi i motivi che inducono la necessità di una corretta impostazione diagnostica che il medico curante potrà fare avvalendosi eventualmente del parere di vari specialisti a seconda del prevalere di alcuni segni o di altri.

La terapia

L’angiologo potrà impostare una corretta terapia medica che si avvale di farmaci atti a favirire la riduzione dell’edema e l’aumento del tono della parete venosa.

Non bisogna dimenticare che il camminare per alcuni chilometri, possibilmente tutti i giorni, è estremamente utile.

L’uso regolare di calze elastiche contenitive è fondamentale per chi svolge un’attività che comporti lo stare in piedi per lunge ore con scarso movimento.

L’intervento

Infine se la malattia si sviluppa, ad un certo momento diventa necessario il trattamento chirurgico.Questo consiste nell’asportazione della grande safena che viene sfilata con due piccole incisioni, una all’inguine di circa 3 cm, una al malleolo di circa 0,5 cm, sono poi necessarie delle microincisioni della coscia e della gamba per asportare le varici più piccole.

Il tutto potrà essere completato con terapia sclerosante per eliminare anche gli anestetismi che sempre si accompagnano a questa patologia.