ERNIA INGUINALE.

L’ernia inguinale è la patologia più frequente in ambito chirurgico in tutto il mondo.

Il nome deriva dal greco hernios che indica lo sbocciare di un germoglio,infatti l’ernia è la fuoriuscita dei visceri dalla cavità addominale,dove normalmente sono contenuti;così facendo i visceri possono introdursi nel canale inguinale insieme al "sacco",vale a dire l’involucro che normalmente li riveste nella loro sede naturale.

Oltre alla comunissima ernia inguinale vi sono l’ernia crurale,che si manifesta in una zona più inferiore rispetto all’ inguinale,l’ernia ombelicale,che si forma dentro o intorno all’ombelico ,l’ernia epigastrica,che si manifesta nel tratto mediano compreso fra il processo xifoide e l’ombelico e altre rare ernie che possono evidenziarsi in diversi punti dell’addome.

COME SI MANIFESTA L’ERNIA INGUINALE.

In genere compare una tumefazione nella zona dove l’ernia si forma,trattasi di un "gonfiore" che ha spesso la caratteristica di ridursi attraverso la pressione manuale o anche semplicemente nella posizione sdraiata.

Se passa molto tempo l’ernia può diventare dolente,mentre all’inizio si avverte solo un leggero fastidio,e può diventare "non riducibile" vale a dire la tumefazione non scompare né con la pressione né con la posizione sdraiata.

INTERVENTO PER ERNIA INGUINALE.

In maniera molto semplice possiamo dire che l’intervento per ernia ha l’obbiettivo di riparare un foro o una zona di cedimento che si è formato nella parete muscolare dell’addome.

Data la diffusione di questa patologia da secoli i chirurghi si cimentano nel cercare la soluzione migliore per riparare la parete senza incorrere nella "recidiva",cioè nel riformarsi dell’ernia stessa.

Tra tutti gli interventi proposti, quello che per lunghi anni ha tenuto banco era la riparazione secondo Bassini;consisteva nel riparare il danno con dei punti che avevano l’obbiettivo di accostare i muscoli interessati chiudendo così la breccia che si era formata.

Questo intervento,peraltro motivo di orgoglio per noi italiani,era diffuso in tutto il mondo,tuttavia era gravato da un’incidenza di recidive significativa.

All’inizio degli anni novanta si è diffusa una vera rivoluzione nella terapia chirurgica dell’ernia,questo grazie alla possibilità di usare materiale protesico.Si tratta di reti di un particolare materiale plastico che vengono posizionate nel punto di rottura o di cedimento del muscolo in modo da chiudere o comunque da rinforzare la parete addominale.

Gli obbiettivi raggiunti con questa tecnica sono:

-abbattimento delle recidive che si verificano in percentuali del 1-2 %

rispetto ad un 10-15% delle tecniche precedenti..

-minima invasività dell’intervento con forte riduzione del dolore postoperatorio

-possibilità di effettuare l’intervento in anestesia locale(semplice infiltrazione di anestetico nella zona da operare)

-dolore postoperatorio minimo e intervento in anestesia locale consentono la dimissione del paziente nel giorno stesso dell’intervento

-il giorno dopo può essere ripresa una blanda attività lavorativa.

Quando viene posta diagnosi di ernia inguinale l’unica possibilità terapeutica è l’intervento chirurgico.Qualsiasi altro provvedimento,cinti,sclerosanti o compressioni,è da evitare assolutamente.Solo gravi patologie concomitanti e l’età molto avanzata possono far soprassedere al trattamento chirurgico.